Django Girls, ragazze che programmano

Giulia Tremolada
Pubblicato il 30 aprile, 2018, 9:07 am

Domenica 22 aprile a Firenze si è chiuso l’ultimo dei tanti workshop gratuiti one-day-long organizzati da DJANGO GIRLS, community tecnologica internazionale che lavora per incrementare l’empowerment femminile nell’ambito dello sviluppo web e superare il gender gap esistente nei settori relativi alle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics).

Durante gli eventi le partecipanti, donne e ragazze di ogni età ed estrazione sociale e culturale, vengono guidate passo passo nella scrittura e nello sviluppo di un blog. I tutor volontari introducono le ragazze alle nozioni base del coding, addentrandosi poi nello sviluppo vero e proprio di un’applicazione web, attraverso le tecnologie Django e il linguaggio Python. C’eravamo anche noi di Greenious e abbiamo intervistato Laura, Fiorella ed Emanuela, organizzatrici dell’evento.

Come e perchè nasce Django Girls? 

EmanuelaDjango Girls è un progetto internazionale nato dall’idea di due sviluppatrici polacche che già facevano questo tipo di workshop nel loro paese. Speravano potesse diventare uno strumento per accompagnare le donne nell’incontro con una realtà professionale ancora prevalentemente maschile, quella della programmazione e dello sviluppo web. Django Girls è stato pensato proprio come un ponte, per stabilire un contatto tra le parti. L’idea è di avere un format di base apertissimo, senza preclusioni o barriere, in cui alle partecipanti non è richiesta alcuna formazione di base. Il requisito fondamentale è la voglia di provarci. A un certo punto ci si è chiesto se il progetto fosse esportabile anche fuori dai confini nazionali. Quando la fondazione è stata presentata a Cardiff nel 2015 le organizzatrici raccolsero in una sola giornata già moltissime richieste di partecipazione. Capirono che la cosa poteva funzionare.

Abbiamo voluto provarci anche noi in Italia. Al primo evento di Roma avevamo trenta posti e novanta iscritte. Ci siamo detti: ok, forse i tempi sono maturi anche qui. Da allora abbiamo organizzato tredici eventi come questo, e le richieste sono sempre moltissime.

Ci sono ragazze che hanno partecipato al workshop e che hanno trasformato questa esperienza nel proprio lavoro?

Emanuela: Sì, ce ne sono state! Alcune hanno continuato a studiare programmazione, altre sono entrate a far parte del progetto Django Girls.

All’inizio i tutor che guidavano le partecipanti durante gli eventi erano quasi tutti uomini, provenienti dalla comunità Pyhton, che credevano nel progetto. Non si direbbe, ma di uomini attenti alle tematiche femministe nella nostra comunità ce ne sono parecchi. Progressivamente le DJANGO girls che sono “rimaste” e hanno scelto di contribuire come tutor sono state sempre di più. Si può dire che il progetto abbia cominciato ad autoalimentarsi.

Com’è per una donna lavorare in un settore fortemente connotato, dal punto di vista di genere, come quello della tecnologia web? 

Fiorella: Devo dire che non ho mai avuto grandi problemi. Fino ad ora ho incontrato persone con una visione assolutamente aperta e collaborativa. Gli uomini con cui ho lavorato mi hanno sempre aiutata molto, soprattutto nei momenti di difficoltà, anche solo tirandomi su il morale quando mi sentivo scoraggiata, sempre spronandomi ad andare avanti. 

Laura: E comunque non è proprio vero che ci sono poche donne che lavorano nel settore. Ci sono eccome, solo che spesso sono solo un po’ timide e non si palesano come programmatrici, ma è proprio quello che fanno in realtà. Nelle università, nonostante le ragazze siano innegabilmente in minoranza, vediamo il numero di iscritte alle facoltà scientifico-tecnologiche aumentare. Soprattutto tra le più giovani, sappiamo che la tendenza è in crescita.

Ma c’è un problema mediatico: l’immagine restituita all’opinione pubblica dal media è quella del programmatore uomo. Questo tende a scoraggiare, perché porta le persone a pensare che le donne programmatrici non esistano. Il segreto allora è cercare di crederci un po’ di più; siamo noi donne che dovremmo smettere di sentirci intruse in un mondo tutto maschile. Cambiare la percezione della cosa, all’esterno e all’interno.

E nei contatti con le aziende? C’è discriminazione?

Fiorella: Dipende tantissimo dal tipo di azienda, dalla mentalità e dallo stile imprenditoriale di chi la gestisce, come in ogni contesto. Mi è sicuramente capitato di fare alcuni colloqui e di avere la chiara sensazione che ci fosse una preferenza per i candidati maschi. Ma sono anche entrata in contatto con aziende che miravano specificatamente all’assunzione di personale femminile.

I corsi di Django Girls sono organizzati su tutto il territorio italiano? C’è differenza tra Nord e Sud? E chi sono le donne che partecipano? 

Laura: I corsi riscuotono sempre grande successo sia al nord che al sud. Siamo state a Napoli, Bari, presto a Salerno. Le richieste arrivano sempre numerosissime.

La fascia di età delle partecipanti è ampia, indicativamente 18 – 55 anni. Le minorenni sono ancora poche. Magari hanno altri canali o format per imparare la materia o non hanno ancora chiaro se la cosa le interessa, e in che modo.

Nella fascia tra i 45 e i 55 a volte ci sono donne che hanno programmato in passato, in COBOL o simili, e che si sono dovute fermare per diversi motivi, un figlio o altro, e vorrebbero riprendere a sviluppare. La fascia 18 – 25 invece è spesso formata da studentesse che hanno già provato almeno qualcosina di HTML e vogliono approfondire. C’è poi una parte di lavoratrici professioniste, che vorrebbero avere delle competenze in più in ambito informatico per poterle utilizzare nel proprio lavoro. Ma ci sono anche casalinghe, e semplici curiose!

I prossimi workshop Django Girls?

Saremo a Trieste il 26 maggio e a Salerno il 29 giugno.

Oltre questi workshop per principianti, organizzate dei corsi più avanzati o più strutturati? 

Abbiamo moltissime idee in cantiere, ma ancora non vogliamo dire niente! Dobbiamo svilupparle!

Giulia Tremolada
Nata in un paesino toscano nei primi anni '80. Ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza a Milano, alla fine Roma l'ha adottata. Sognava di fare la surfista, la fotografa, la scrittrice di romanzi rosa, la biologa marina, la bibliotecaria, l'assistente di Indiana Jones. Poi si è laureata al DAMS. Non ha mai smesso di sognare.

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