Cosa sono e come si creano le isole di plastica

Ogni anno 13 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare causando perdita di biodiversità e grossi problemi per la salute di tutti gli abitanti del pianeta.

Marta Perinelli
Pubblicato il 14 giugno, 2018, 3:08 pm

Le isole di plastica sono una conseguenza del consumismo smodato di questo secolo e sono la causa della perdita di biodiversità e della cattiva salute umana e animale.

La plastica è il materiale più utilizzato del nostro secolo e spesso questo uso è limitato a un tempo brevissimo, basta pensare all’usa e getta e a  tutti quei prodotti di plastica utilizzati anche solo per pochi secondi.

Cosa sono e come si creano

Le isole di plastica sono formate da grandissime quantità di rifiuti che, una volta finiti in mare, per mezzo delle correnti e delle maree si concentrano in un’unica zona.

Vengono definite così proprio perché l’altissima densità di rifiuti che le compone le porta ad assumere la forma e l’estensione di una vera e propria isola. Ad oggi, residui plastici sono presenti in ogni oceano del Pianeta.

Le isole di plastica in dati

Per avere un’idea più concreta di cosa siano realmente le isole di plastica basta guardare i dati: oltre 275.000 tonnellate di plastica vengono prodotte in tutto il mondo; ogni anno oltre 13 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare. Un flacone di plastica impiega circa 900 anni per essere smaltito nell’oceano, un tempo lunghissimo. Immaginiamo quindi quanto tempo possano impiegare tutti quei rifiuti di plastica più grandi.

In totale, le isole di plastica sono cinque, due nel Pacifico, due nell’Atlantico e una nell’oceano Indiano. La più grande è composta da 3,2 milioni di tonnellate di plastica, circa un terzo di tutta la plastica che si trova nell’oceano. Si trova tra le Hawaii e la California e la sua dimensione totale è pari alla superficie del Texas.

A queste cinque isole si aggiunge il Mediterraneo, che viene considerato la sesta grande area di accumulo di rifiuti plastici. Non a caso il WWF afferma che in queste acque, che corrispondono all’1% delle acque mondiali, si accumulano il 7% delle microplastiche globali e il 95% del totale dei rifiuti che le compongono sono di plastica.

L’impatto ambientale delle isole di plastica

Quali sono le conseguenze ambientali se 8 tonnellate di plastica finiscono negli oceani?

La plastica che finisce in mare viene spesso ingerita dagli animali che lo popolano. Questi, se ne nutrono intenzionalmente, scambiando i piccolissimi pezzi di plastica con animali dei quali normalmente si cibano, oppure indirettamente, ad esempio nutrendosi di animali che a loro volta hanno ingerito sostanze plastiche.

Soltanto nel Mar Mediterraneo, le specie che sono vittime di ingestione di materie plastiche sono 134. Inoltre, spesso, la stessa plastica finisce per intrappolare gli animali marini, portandoli alla morte o creando malformazioni.

Anche in questo caso i dati sono chiari:

  • più di 1.000.000 di uccelli morti nell’arco di un anno
  • il 92% degli uccelli morti in prossimità delle isole di plastica hanno presentato segni evidenti di plastica nel loro organismo
  • oltre 100.000 pesci assorbono e/o ingeriscono materiali plastici
  • più del 90% dei danni causati alla fauna selvatica dei mari è causato dalla plastica
  • 700 specie marine sono minacciate dalla plastica

La maggior parte delle plastiche non sono biodegradabili e per questa ragione, una volta disperse in natura, vi rimangono per  migliaia di anni. Esiste poi il processo di fotodegradazione attraverso il quale i raggi UV del Sole riescono a frammentare grandi oggetti di plastica in pezzi molto più piccoli. Una volta frammentati essi sono più difficili da catturare e finiscono per essere ingeriti dalle creature marine.

L’80% dell’inquinamento marino proviene dalla terra, inclusi 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica che ogni anno finiscono in mare soffocando corsi d’acqua, danneggiando le comunità che dipendono dalla pesca e dal turismo, uccidendo tartarughe e uccelli, balene e delfini, riuscendo a raggiungere le zone più remote del pianeta e la catena alimentare da cui dipendiamo. (A. Guterres, segretario generale Nazioni Unite)

Come risolvere il problema?

Il problema della plastica riguarda sia la sua produzione, quindi l’impatto dell’estrazione di combustibile fossile, sia gli effetti negativi sulla salute causati dalle tossine rilasciate nell’ambiente quando viene bruciata e/o rilasciata nell’ambiente.

Una soluzione però esiste ed è perseguibile attraverso una serie di step:

  • ridurre, o meglio ancora abbandonare, l’uso della plastica; in particolare, la riduzione degli imballaggi di plastica è fondamentale nella lotta alla plastica in generale
  • riutilizzare flaconi, bottiglie, buste il più possibile. Quindi, prolungare la vita degli oggetti di plastica facilmente riutilizzabili.
  • eliminare tutti gli oggetti di plastica usa e getta
  • fare acquisti consapevoli, comprare alla spina, utilizzare buste di cotone o di tela per la spesa, dotarsi di una borraccia di metallo, evitare tutti quei prodotti che contengono microplastiche, ecc

La soluzione migliore sarebbe quella di intraprendere una strategia internazionale Zero Waste e cambiare il sistema economico globale, puntando a un’economia circolare. Fortunatamente, l’Europa sta facendo dei passi in avanti e sta cominciando ad attuare strategie per ridurre i rifiuti plastici.

La strada da percorrere è ancora lunga, ma un passo alla volta sta cominciando ad aumentare la consapevolezza sociale e i governi sembrano iniziare a preoccuparsene.

 

Marta Perinelli
Marta Perinelli vive a Roma ed è laureata in Sociologia. Ha sempre avuto una passione per la lettura e la scrittura. In questi ultimi anni ha sviluppato un interesse particolare per la tutela ambientale e la sostenibilità, per questa ragione sta seguendo un Master in gestione e comunicazione della sostenibilità a Brescia.

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