Cannabis sativa L. ad uso ricreativo: quali decisioni prenderà lo Stato?

È possibile parlare di Cannabis legale? Contraddizioni e vuoti normativi di un'economia italiana in forte crescita.

Emanuela Visco
Pubblicato il 15 maggio, 2018, 7:05 pm

Ancora non se ne parla apertamente, forse c’è imbarazzo tra le istituzioni, forse i capitali privati investiti in questa ritrovata economia verde italiana hanno un peso sulle decisioni che lo Stato dovrà prendere per colmare il vuoto legislativo che si è creato con la legge agricola 242/16. La legge, promulgata “per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa (Cannabis sativa L.), quale cultura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità…”, ha dato la possibilità a molti imprenditori agricoli di lavorare con importanti garanzie, essendo il limite di THC (principio attivo responsabile delle proprietà psicoattive della cannabis, nonché di molte delle sue proprietà terapeutiche) incrementato dallo 0.1% allo 0.6%. Precedentemente a questa legge erano numerosi i casi in cui interi campi coltivati dovevano essere distrutti dalle autorità dopo i consueti controlli a campione che rilevavano un THC naturalmente oscillante oltre lo 0.1% consentito dalla legge. Oggi, da questo punto di vista la situazione appare migliorata, gli agricoltori spesso riuniti in grandi consorzi e in cooperative agricole biologiche e certificate sono nella condizione di poter rispondere alla crescente domanda del mercato. Che si tratti di semi edibili, olii commestibili e non, di stoffe, carta o mangimi per galline ovaiole (per la produzione di uova a basso contenuto di colesterolo), la canapa ha un valore commerciale che si aggira intorno ai 45 milioni di euro l’anno con un gettito fiscale di oltre 6 milioni di euro.

Cannabis sativa L: perché si parla di buco normativo?

L’entrata in vigore della nuova legge agricola ha dato il via ad un nuovo e inaspettato business: la commercializzazione delle infiorescenze e l’apertura di numerosi “grow shop“, negozi dedicati interamente al mondo della canapa e alla crescita di piante. La commercializzazione delle infiorescenze offre ai clienti la possibilità di acquistare diverse tipologie di Cannabis sativa L. che si distinguono per sapore e concentrazione di CBD (altro cannabinoide presente nella canapa che pare non avere effetti psicotropi, ma è considerato un sedativo del dolore). L’uso che l’acquirente deve farne, ai sensi della legge, è di tipo tecnico (un discorso simile avviene con i “semi da collezione” che si possono acquistare), ma guardando alla realtà dei fatti i clienti acquistano la Cannabis L solo per uso ricreativo. Oltre a questo è necessario tener presente che in Italia il DPR 309/90, nella Tabella II, dichiara la Cannabis (tutta) illegale in quanto sostanza stupefacente. Ciò significa che ad oggi la Canapa sativa L. rientrerebbe tra le sostanze stupefacenti.

La storia della Canapa italianausi della canapa

Non c’è dubbio che la Canapa sia una pianta versatile e facile da coltivare. Per le sue qualità botaniche è sempre stata apprezzata e coltivata in tutto il mondo. Il nostro Paese, nei primi decenni del XX secolo, era il secondo produttore al mondo di canapa dopo la Russia e il primo in assoluto per la qualità del prodotto. Molte immagini di repertorio, disponibili sul sito dell’istituto Luce, testimoniano una fiorente economia basata sulla coltivazione e la lavorazione della canapa con una filiera in grado di garantire migliaia di posti di lavoro al Paese, basta pensare che la flotta navale britannica acquistava vele e corde di canapa italiana.

L’Italia smette di coltivare la Canapa. La lobby del Nylon.

Le ragioni della scomparsa dell’industria della canapa nel mondo e nel nostro Paese sono legate alla cosiddetta lobby del nylon. Negli anni ’40 infatti, i grandi capitali economici erano organizzati intorno all’estrazione e alla lavorazione del petrolio. Nel 1941 la Ford presentava la Hemp Car, il prototipo di vettura utilitaria costruita con fibre vegetali ed alimentata con carburante di canapa, è facile comprendere perché non fu mai immessa nel mercato.

Oggi il mondo sembra aver capito che la plastica non ha più spazio nel futuro della specie umana e che il pianeta ha la necessità di vivere in un sistema di economia circolare.  È un dato di fatto che l’80% dell’acqua imbottigliata che consumiamo contiene micro particelle di plastica che digeriamo ogni giorno e che sono una delle cause dell’aumento di patologie tumorali. Per non parlare del danno ambientale che arrechiamo a pesci, uccelli e tartarughe che muoiono soffocati dalla plastica dispersa nei mari di tutto il mondo. Si parla di gigantesche isole di plastica create da correnti marine ed emerse nel Pacifico.

Conclusioni. Una grande opportunità per l’Italia.LIDL cannabis CBD

L’Italia ha una grande opportunità per dimostrare all’Europa intera e al resto del mondo che la Canapa è una ricchezza per il pianeta, l’uomo e l’ambiente e la legge 242/16 ne è la dimostrazione. Il numero di piccoli e grandi imprenditori della cannabis sativa L. è in continuo aumento così come i nuovi posti di lavoro. Il discorso legato all’utilizzo delle infiorescenze ad uso ricreativo è considerabile un falso problema poiché è stato confermato che la concentrazione di THC non ha effetti psicotropi e si sospetta piuttosto che si tratti di una trovata commerciale che potrebbe ingannare il consumatore.  Non è un caso che ad oggi il Ministero della Salute a tal proposito non si è ancora pronunciato.

Qualcosa dovrà essere fatto da parte delle istituzioni, anche in aiuto alle forze dell’ordine che si trovano al centro di questo buco legislativo. Molti preannunciano una tassazione da parte dello Stato per aumentare il già cospicuo gettito fiscale, altri immaginano bustine di Cannabis Sativa L. con l’insegna “nuoce gravemente alla salute” proprio come avviene per i tabacchi. Intanto in Svizzera, la catena di supermercati tedesca LIDL, ha messo in vendita pacchetti di cannabis sativa L. con una percentuale al di sotto dell’1% come da normativa vigente nel Paese.

In attesa di un nuovo governo e di un’eventuale nuova legge, in tanti prevedono un incremento del fatturato e dei posti di lavoro. Speriamo che l’Italia possa accogliere con intelligenza questa nuova opportunità abbandonando scelte moraliste e concentrandosi maggiormente sulle reali potenzialità di questo ritrovato mercato.

Lascia un commento

  • (non sarà pubblicato)