Black Gem (Alhaworthia), l’aloe che non fiorisce mai

Luciano Zambianchi
Pubblicato il 07 luglio, 2018, 9:43 am
Aloe haworthioides

Aloe haworthioides

Qualche hanno fa mi hanno regalato un bell’esemplare di Aloe Black Gem (Alhaworthia) una pianta abbastanza comune, facile da coltivare che ha la caratteristica di non fiorire mai. Questa caratteristica le deriva dal fatto di essere un ibrido extragenerico (derivato dall’incrocio di due esemplari appartenenti a specie di generi diversi) tra una Aloe speciosa e una Haworthia cymbiformis. La situazione è la stessa che si verifica per il Mulo o per il Bardotto. Ricordo ai distratti la differenza tra Mulo e Bardotto. Mulo/ Mula sono i figli di un incrocio tra un asino e una cavalla, gli esemplari nati possono essere sia maschi che femmine. Bardotto/ Bardotta invece è il risultato dell’incrocio tra un cavallo e una somara, anche in questo caso possono nascere individui maschi e femmine. Sia i muli che i bardotti sono sempre stati considerati sterili (a causa del numero dispari di cromosomi); studi ed esperimenti tenuti recentemente in Cina hanno dimostrato che in realtà entrambi gli ibridi hanno la possibilità di essere fecondi, ma in situazioni particolari e con estrema difficoltà.

Come è stata realizzata l’Aloe Black Gem (Alhaworthia)

Aloe Black Gem Alhaworthia

Aloe Alhaworthia

Tornando alla nostra Aloe Black Gem (Alhaworthia) è stata realizzata artificialmente utilizzando il polline dell’ , una specie arborescente che il nome indica come “appariscente”, che ha la caratteristica di essere una specie di Aloe girasole: l’apice dell’A. speciosa è inclinato verso il sole. Il polline dell’Aloe è usato per impollinare un’Haworthia cymbiformis. La H. cymbiformis  (con le foglie a forma di barca) è una pianta acaule (senza tronco) che al massimo raggiunge  11 / 12cm , le foglie sono spesso traslucide, piene di succhi e liquidi. L’Aloe Black Gem prende il suo nome dal fatto che, in estate se lasciata al sole, le sue foglie, lunghe circa 15cm, si abbronzano facilmente diventando quasi nere. La differenza è enorme rispetto alle piante di origine che invece al sole tendono a scottarsi, si formano delle bruciature sulla parte esposta delle foglie che diventano incapaci di produrre clorofilla.

Una specie che non fiorisce mai

Come ho avuto più volte l’occasione di spiegare, la maggior parte delle distinzioni usate nella sistematica botanica per classificare le specie si basano sull’osservazione dei fiori, sulla misura delle loro parti. In pratica le differenze che fanno la differenza si trovano prevalentemente nei fiori. L’Aloe Black Gem (Alhaworthia) non fiorisce e quindi sembrerebbe impossibile classificarla, non è così! Cercherò di non entrare in aspetti troppo tecnici (se invece volete conoscere gli aspetti più tecnici potete leggere questo articolo), occorre però un minimo di alfabetizzazione. Come al solito una premessa per inquadrare il problema: la fioritura è la metodologia che la pianta usa per riprodursi in modo sessuato e, anche se detto in questo modo non è carino, regalare un fiore di fatto equivale a regalare gli organi sessuali di una pianta. Nel caso del nostro ibrido sterile la fioritura viene considerata inutile dalla pianta che sa benissimo che la riproduzione possibile per lei è da stolone o da talea.

 

 

Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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