“American Honey”, api in trappola

Giulia Tremolada
Pubblicato il 16 dicembre, 2017, 11:11 pm

Se non sapete chi sia Andrea Arnold, stasera recuperate il suo American Honey, classe 2016, famiglia road movies.

Regista, sceneggiatrice e attrice inglese, Miss Arnold è una luminosa eccezione nel panorama cinematografico contemporaneo. Panorama in cui le figure femminili portate sullo schermo sono quasi sempre filtrate dall’occhio (o dalla lente in questo caso) maschile.

Stando alle ultime statistiche, nel 2016 solo il 7% dei film prodotti a Hollywood sono stati diretti da donne. E anche se la percentuale sale leggermente per quanto riguarda il lavoro di produzione, montaggio e sceneggiatura, possiamo dire che nel complesso le donne impegnate nel settore con ruoli di rilievo sono il 17% del totale.
Nonostante il pubblico cinematografico sia in gran parte femminile, la quota rosa occupata nell’ingranaggio produttivo rimane vertiginosamente bassa.

Un viaggio on the road negli Stati Uniti

Dopo il suo splendido Fish Tank (2009), ritratto della quindicenne inglese Mia, alle prese con una situazione familiare completamente disfunzionale, e il potente e cupo Red Road (2006), entrambi vincitori del Premio della Giuria a Cannes, la Arnold vola dall’Inghilterra agli USA per il suo primo film in territorio americano, regalandoci un nuovo, crudo e sempre privo di retorica ritratto al femminile.

American honey star

La protagonista di American Honey è Star, diciottenne cresciuta ai margini della società statunitense, che fugge dalla condanna di un’esistenza già scritta e da un soffocante Oklahoma. Si unisce a un gruppo di giovani che vendono abbonamenti a riviste (dal genere porno ai magazine sulle barche a vela) girando l’America su un pulmino. Star è mossa dalla necessità di scappare dall’inferno di un nucleo familiare esploso, ma anche dall’attrazione per Jake, “leader” del gruppo e genietto delle vendite porta a porta.

Il film è ispirato a un’inchiesta giornalistica incentrata su questo fenomeno, realmente diffuso negli Stati Uniti. Per scrivere American Honey la Arnold ha girato molto il territorio americano in macchina. Gli stessi attori del cast hanno lavorato per un breve periodo con una mag crew che alloggiava nel loro stesso motel, per conoscere da vicino la durezza del lavoro di questi ragazzi.

Il cast di American Honey

Il cast è ben orchestrato: accanto al gruppo dei più giovani, tutti attori alle prime armi, c’è Shia LaBeouf. Nei panni di Jake, oscilla come al solito tra una fisicità al limite tra il fascino e il fastidio.
Una molto convincente Riley Keough (nipotina di Elvis e Priscilla Presley) è Krystal, manager dell’improbabile team, che ogni giorno decide l’itinerario e ritira i guadagni dei ragazzi, quasi come un magnaccia.

E infine Star, interpretata dalla giovane e promettente Sasha Lane. Un personaggio che è un mix tra una spaventosa ingenuità e una piacevole spavalderia. Il suo è uno stare al mondo estremamente consapevole e allo stesso tempo bisognoso di ignorare gli schemi, adolescenziale ma mai scontato.

Non sappiamo molto dei compagni di viaggio di Star, a parte che hanno tutta l’aria di essere essi stessi dei fuggitivi. Così è anche per i paesaggi che attraversano, che sono sì parte della storia, ma restano in qualche modo sullo sfondo. La camera (tutta a spalla, ma fluida e mai fastidiosa) segue Star e non la molla. È lei con la sua individualità il centro di tutto.

american honey gruppo

Ragazze in trappola

Siamo molto lontani dalla tristezza straziante di Red Road, con la sua silenziosa e vendicativa protagonista, una vera outsiderAmerican Honey descrive un modello femminile colmo di strafottenza, ma anche dolcezza, curiosità, freschezza.
Star durante il film salva per due volte delle api. Api che affogano, api rimaste intrappolate dietro un vetro.

Con una strizzatina d’occhio a Fish Tank, si parla di nuovo di ragazze “intrappolate”, che osservano tutto, sperimentano tutto, desiderano tutto. Il mondo è lì, a portata di mano, ma qualcosa le tiene irrimediabilmente relegate indietro.

Ritroviamo forse la stessa forma soffocata di violenza degli altri due film, ma qui scorre sottopelle, è come una goccia che non fa mai traboccare il vaso, in una tensione costante che tiene lo spettatore agganciato alla trama per tutto il film.
Ipnotizzante anche il lavoro fatto sulla colonna sonora. La comunicazione tra questi adolescenti on the road passa per buona parte attraverso la musica.

Una soundtrack trasversale: si va dal sound anni ‘90 di Mazzy Star, al country pop dei Lady Antebellum (che danno il titolo al film con la loro American Honey), dall’hip hop/trap più becero fino alla volata northern soul del finale.
Tutto il film oscilla tra lunghi silenzi e intervalli rumorosi, in cui la musica sembra aprire tutto.

Musica cantata più o meno a squarciagola, come è giusto che sia a diciotto anni, sui sedili traballanti di un furgoncino in corsa verso un futuro spaventoso. Ma così indeterminato da sembrare assente.

Shine a light through an open door
Love and life I will divide
Turn away ’cause I need you more
Feel the heartbeat in my mind

We found love – Calvin Harris/Rihanna

Giulia Tremolada
Nata in un paesino toscano nei primi anni '80. Ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza a Milano, alla fine Roma l'ha adottata. Sognava di fare la surfista, la fotografa, la scrittrice di romanzi rosa, la biologa marina, la bibliotecaria, l'assistente di Indiana Jones. Poi si è laureata al DAMS. Non ha mai smesso di sognare.

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